A dieci anni dalla scomparsa di Giorgio Gaslini e a circa mezzo secolo dalla composizione originaria, Camilo Torres torna oggi al centro dell’attenzione come una delle pagine più intense e significative del suo percorso artistico. La prima assoluta dell’opera incompiuta, andata in scena all’Auditorium “Giuseppe Di Vittorio” della Camera del Lavoro di Milano, rappresenta non soltanto un recupero di grande valore storico, ma anche un’occasione concreta per rileggere il pensiero musicale del compositore in tutta la sua ampiezza, tra tensione etica, ricerca sonora e costruzione teatrale.
Composta nel 1973, Camilo Torres nasce da una partitura autografa originale oggi conservata nel fondo speciale Gaslini di Villa Gomes, a Lecco. Il progetto era pensato per attori, voci, orchestra, registrazione su nastro magnetico e testi di Roberto Lerici, elementi che già da soli restituiscono la complessità e l’ambizione di una scrittura lontana da ogni rigidità di genere. In Gaslini, infatti, la musica non è mai materia chiusa, ma linguaggio aperto, capace di assorbire il jazz, la contemporaneità colta, il teatro e la dimensione narrativa in un’unica visione espressiva.
La nuova messa in scena ha avuto il merito di restituire vitalità a un’opera rimasta incompiuta senza trasformarla in un semplice documento d’archivio. Decisivo, in questo senso, è stato il lavoro di Alfonso Alberti, collaboratore di lungo corso di Gaslini, che ha rielaborato la partitura in una forma esecutiva nuova, insieme alla regia di Lisa Nava. Il risultato è una produzione che conserva intatto il nucleo ideale del lavoro originario, ma riesce anche a parlare al presente con chiarezza, forza e coerenza.