L’impegno di Giorgio Gaslini emerge con forza nel decennio compreso tra il 1966 e il 1977, un periodo in cui il compositore, pianista e direttore d’orchestra concentra la propria produzione su opere attraversate da una partecipazione autentica ai grandi temi civili, sociali e culturali del suo tempo. Nell’articolo firmato da Maria Giovanna Barletta, Gaslini appare come un musicista che non si limita a comporre, ma sceglie di vivere la musica come atto di pensiero, presa di posizione e dialogo con la realtà.

Musica Totale e nuova idea di linguaggio

Uno dei punti centrali del testo è la nozione di Musica Totale, che per Gaslini non rappresenta uno slogan, ma un vero progetto artistico. Già con la suite New Feelings del 1966 si afferma la volontà di superare le barriere tra generi, linguaggi e tradizioni. Il jazz, nella sua visione, non è una formula chiusa, ma uno spazio di sintesi, capace di accogliere sensibilità diverse e trasformarle in un’unica tensione espressiva. In questa prospettiva, l’impegno di Giorgio Gaslini coincide con una scelta precisa: non separare mai la ricerca estetica dalla responsabilità culturale.

Barletta mostra bene anche quanto Gaslini fosse già avanti rispetto ai suoi anni. La sua traiettoria attraversa il bebop, la sperimentazione timbrica, l’apertura al free jazz e una continua volontà di rinnovamento. Non a caso entra in contatto con figure centrali della scena internazionale come Don Cherry, Steve Lacy, Gato Barbieri, Enrico Rava, Ken Carter e Daniel Humair. Eppure non si limita a seguire una corrente: la assorbe, la rimodella e la rende personale. Opere come La stagione incantata, Grido e Il fiume furore raccontano proprio questo passaggio, in cui la musica si carica di tensione storica e valore testimoniale.

L’impegno di Giorgio Gaslini tra arte e coscienza civile

La parte più forte dell’articolo riguarda la dimensione civile della sua produzione. L’impegno di Giorgio Gaslini non resta confinato all’ambito musicale, ma si confronta apertamente con il Sessantotto, con i movimenti studenteschi, con la memoria di Martin Luther King e con figure simboliche come Malcolm X. In questo orizzonte la musica smette di essere semplice esecuzione e diventa linguaggio critico, strumento di relazione, forma di presenza pubblica. Gaslini parla infatti di una musica policulturale e comunicativa, capace di tenere insieme linee melodiche, ritmi, armonie e materiali diversi senza perdere intensità né chiarezza.

Negli anni Settanta questa visione si amplia ancora. Gaslini insegna, promuove il jazz nelle istituzioni, partecipa ai festival più importanti e porta la sua attività in oltre cinquanta Paesi. Il suo ruolo è quello di un vero agitatore culturale, deciso a dare al jazz una dignità piena anche sul piano formativo e accademico. In questa fase nascono lavori come Africa, Fabbrica occupata e Colloquio con Malcolm X, opere che confermano il suo desiderio di tenere insieme avanguardia, apertura al pubblico e forte radicamento nella contemporaneità.

L’articolo di Maria Giovanna Barletta restituisce dunque il ritratto di un artista completo, rigoroso e libero, per il quale la musica è sempre stata molto più di un esercizio di stile. Rileggere oggi l’impegno di Giorgio Gaslini significa riscoprire una stagione in cui il jazz poteva essere ricerca, coscienza e partecipazione. Ed è proprio questa visione ampia, coraggiosa e ancora attuale a rendere la sua lezione viva anche nel presente.

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