A cinquant’anni da Profondo Rosso tra jazz, rock e cinema

L’articolo di Maria Giovanna Barletta dedicato a Profondo Rosso Giorgio Gaslini riporta l’attenzione su uno degli aspetti più affascinanti del film di Dario Argento: la sua colonna sonora. A cinquant’anni dall’uscita della pellicola, il saggio ricostruisce il dialogo non semplice tra Giorgio Gaslini e i Goblin, mostrando come proprio da questa convivenza, non sempre lineare, sia nata una delle musiche più riconoscibili del cinema italiano.

Profondo Rosso Giorgio Gaslini tra autore e regista

Uno dei nodi centrali del testo riguarda il rapporto tra Gaslini e Argento. Da una parte c’era il compositore, orientato verso una scrittura colta, jazzistica e sperimentale. Dall’altra il regista, che cercava anche sonorità più vicine al rock progressivo, nel solco di gruppi come Emerson, Lake & Palmer e Yes. Da qui nasce l’ingresso dei Goblin, chiamati inizialmente ad arrangiare musiche già esistenti e poi coinvolti in modo più diretto nella definizione del suono finale del film. Il risultato, come mostra bene Barletta, non è una semplice sostituzione, ma un incastro tra sensibilità differenti.

La colonna sonora di Profondo Rosso tra jazz e progressive rock

Il punto forte del saggio è proprio la lettura musicale della colonna sonora di Profondo Rosso. Accanto ai temi più celebri firmati o eseguiti dai Goblin, Barletta richiama l’importanza dei brani legati a Gaslini, come Wild Session, Deep Shadows, School at Night e Gianna. In queste pagine il film viene riletto attraverso i suoi suoni: il progressive rock convive con il jazz, con l’elettronica, con la musica d’avanguardia e con momenti più lirici e sospesi. È un impasto sonoro che non fa da semplice accompagnamento, ma diventa parte attiva della tensione narrativa.

Un suono che costruisce paura, ritmo e racconto

Barletta insiste molto anche sulla funzione drammaturgica della musica. L’apertura del film, con il contrasto tra la filastrocca infantile, l’urlo, il coltello e la crescita del tema musicale, viene letta come una vera scena-madre capace di fissare subito il tono dell’opera. Allo stesso modo, i vari brani non servono solo a “commentare” ciò che accade, ma accompagnano pedinamenti, scoperte, omicidi, apparizioni e pause narrative. Perfino il tema di Gianna introduce un momento più leggero ed etereo, che spezza l’angoscia e dà respiro al racconto.

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Il pregio del saggio di Maria Giovanna Barletta sta nel fatto che non si ferma al mito della colonna sonora più famosa. Va più a fondo e mostra come Profondo Rosso Giorgio Gaslini rappresenti ancora oggi un caso emblematico di incontro, attrito e fusione tra linguaggi musicali diversi. È proprio questa lettura, più critica e meno superficiale, a rendere il testo interessante non solo per chi ama il cinema di Argento, ma anche per chi vuole capire meglio il peso della musica nel costruire l’identità di un film.

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