Klaus Bellavitis Trio: equilibrio tra divertissement e profonditàL’articolo dedicato al Klaus Bellavitis Trio Milano restituisce il profilo di un concerto costruito con intelligenza, mestiere e forte capacità comunicativa. Nella recensione firmata da Maria Giovanna Barletta, il live viene presentato come un raffinato equilibrio tra divertissement e profondità, dentro una dimensione raccolta e intensa, quella di un house concert tenuto a Milano nella dimora del pianista. Sul palco, insieme a Klaus Bellavitis al pianoforte e voce, ci sono Enrico Santarelli al basso elettrico e Sergio Bellotti alla batteria, tutti musicisti con un retroterra legato al Berklee College of Music di Boston.

Klaus Bellavitis Trio Milano tra standard e personalità

Uno dei punti forti del testo è il modo in cui viene descritto il repertorio. L’avvio con The Lady is a Tramp imposta subito un clima acceso e brillante, mentre All of Me mette in evidenza il gusto melodico e l’energia trascinante di Bellavitis. La recensione sottolinea anche il fascino di classici come Fly Me To The Moon e A Foggy Day, dove il trio riesce a tenere insieme swing, be-bop e dinamiche coinvolgenti. Non manca poi una virata verso sonorità rhythm and blues con The Girl From Ipanema, Moon River e Georgia On My Mind, arricchite da sfumature gospel e da un dialogo costante tra voce e strumenti.

Un concerto jazz tra groove, ironia e cultura musicale

Barletta mette bene in luce anche la dimensione più colta e teatrale della performance. Il momento di climax arriva con Take The A Train, dove le armonizzazioni di pianoforte e basso richiamano le sezioni di ottoni care a Duke Ellington. La chiusura, invece, amplia ulteriormente il respiro del concerto, con un collegamento tra il Concerto n. 2 in do minore op. 18 di Rachmaninov e la Rhapsody in Blue di Gershwin. È un finale che unisce ironia, comunicazione e memoria musicale, confermando il tono dell’intera serata: accessibile ma mai banale, piacevole ma non superficiale.

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Il valore di questa recensione sta proprio nello sguardo con cui viene raccontato il concerto. Non è un semplice resoconto della scaletta, ma un ritratto critico di una serata in cui tecnica, repertorio e presenza scenica trovano una sintesi convincente. Per questo il testo di Maria Giovanna Barletta riesce a trasmettere il senso di un evento musicale riuscito, lasciando anche il desiderio di un futuro progetto discografico o di un tour nei jazz club. Per cogliere meglio tutte le sfumature del live, conviene leggere l’articolo completo direttamente su Jazzitalia.

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