Torino Jazz Festival 2025: i concerti di Vijay Iyer e del Limen Ensemble

L’articolo di Maria Giovanna Barletta dedicato al Torino Jazz Festival 2025 sembra ruotare, già dal titolo, attorno a un confronto implicito tra due esperienze molto diverse e per questo complementari: da una parte il piano solo di Vijay Iyer, dall’altra il progetto del Limen Ensemble, presentato nel cartellone del festival come “Limen – Un rito di passaggio”. È proprio questa doppia prospettiva a raccontare bene lo spirito della tredicesima edizione del festival torinese, guidato da Stefano Zenni e costruito all’insegna del tema “Libera la musica”.

Torino Jazz Festival 2025 Vijay Iyer tra intimità e innovazione

Nel programma ufficiale del festival, Vijay Iyer compare il 25 aprile 2025 al Conservatorio Giuseppe Verdi con “Piano Solo”. La scheda lo presenta come uno dei nomi più significativi del jazz del nuovo secolo, capace di unire forza innovativa, carica emotiva e una scrittura che assorbe tradizioni dell’Asia meridionale, dell’Africa occidentale, della musica creativa americana e della grande linea dei pianisti-compositori. In questa dimensione solitaria, il suo linguaggio viene riportato alla sua forma più intima, quasi essenziale.

Limen Ensemble al Torino Jazz Festival tra rito e scrittura collettiva

Sul versante opposto, il Limen Ensemble è inserito nel cartellone Jazz Cl(h)ub del 26 aprile 2025 presso Baltea 3. Il progetto, guidato da Biagio Orlandi, viene presentato come “Limen – Un rito di passaggio” e coinvolge un organico ampio, tra sax, clarinetto basso, tromba, corno francese, trombone, pianoforte, contrabbasso e batteria. Già dalla scheda ufficiale si percepisce un’altra idea di jazz: meno raccolta, più corale, più costruita sul dialogo timbrico e sull’attraversamento di una soglia musicale condivisa.

Perché leggere l’articolo completo su il manifesto

Il valore del testo sta proprio nello sguardo di Maria Giovanna Barletta: non si limita a raccontare una performance, ma collega la presenza scenica di Dee Dee Bridgewater a una riflessione più ampia sulle origini del jazz, sul peso del blues e sulla memoria musicale afro-americana. Ne viene fuori un ritratto sintetico ma centrato, capace di restituire il senso artistico del progetto e della cantante. Per questo vale la pena leggere l’articolo completo direttamente su il manifesto.

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